04/10/2010

Seunis 2010 - carla Maria Casula -

10/06/2010

XXIII^ - FOEDDOS E VERSOS IN SARDU

Recensione

Recensione del professor Salvatore Frau,sul settimanale "L'Arborense",inerente alla poesia "Pro s'amore meu", prima classificata -nel 2009- al concorso letterario in Lingua Sarda "Escalaplano e la Poesia

XXIII^ - FOEDDOS E VERSOS IN SARDU

XXIII^ - FOEDDOS E VERSOS IN SARDU

A cura di Salvatore Frau

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Pensando di fare una cosa gradita a tanti giovani lettori, e di certo non solo a loro, proponiamo una poesia composta da una giovane poetessa, sassarese di nascita, ma che vive tra Macomer, Alghero e Cagliari:  Carla Casula,  poetessa bilingue che ha già pubblicato tre raccolte poetiche in italiano, mentre continua gli studi di glottologia all’Università di Cagliari e le ricerche di linguistica sarda di cui ha scritto sul settimanale L’Ortobene di Nuoro. Quella che presentiamo è la poesia con la quale ha vinto quest’anno il primo premio nel concorso “Poetendi e contendi – Scalepranu in poesia”, scritta in logudorese, ma con delle inflessioni nuoresi-barbaricine, avendo radici ollolaesi. E’ una poesia dedicata a s’amore meu: otto quartine in cui si nota una cura particolare della metrica e della rima che la rendono ancor più gradevole.

 

PRO S’AMORE MEU

 

Istiu no est istiu chen’a tie

chi as furadu su nuscu a unu frore

e pro narrer chi mannu est s’amore

allegas no agato note e die.

 

Cando su sole iscardit su nie

e s’aera si prenat de calore

tue, bestidu a nou, resplendore

ses prima lughe chi in chelu si bie(t).

 

Sas laras ti cheria carissiare

milli ortas dae sero a manzanu

e a s’arbeschida, manu in sa manu,

nois solos in sa rena a passizare….

 

A l’ischis chi tue ses s’amore meu?

…Ma fortzis no ti l’apo ancora nau…

si carchi orta t’apo mentovau

est pro ti alabare che unu deu(s).

 

Tue cravellu de monte, donosu

puru sas janas cheres abbelare?

Dae tres annos m’as fatu innamorare…

disizo solu a tie pro isposu!

 

Chi t’apo dedicau sa poesia

l’ischint totus fintzas sos istranzos!

Tue menzus de fortuna e de balanzos

prenda lughente de sa vida mia…

 

Cando sa cara tua idet su mare

tristu si cuat ca tenet birgonza

e Venere, dae s’artu testimonza,

issa puru giai t’at a disizare.

 

E’ davvero una bella poesia, in cui l’amore viene manifestato con modi dolci e delicati, quasi con ritegno, pare che si noti persino il timore di alzare il tono del discorso e creare qualche reazione sgradevole in chi legge o ascolta:…as furadu su nuscu a unu frore/….tue cravellu de monte, donosu/….tue menzus de fortuna e de balanzos/prenda lughente de sa vida mia…, sono tutte espressioni di una bellezza genuina che si rifanno ad un mondo classico oggi sempre più raro, così come la ricerca e l’uso di parole arcaiche e dimenticate, come alabare, lodare  e abbelare, incantare.  E’ la dimostrazione che i ragazzi sanno fare poesia sarda in modo delicato e piacevole, senza eccessi sguaiati che mirano solo ad apparire. La stessa giuria ha scritto che “la poesia è intensa e sobria, elegante e rarefatta”. E non è il caso di aggiungere nulla di più.

09/02/2010

Amori e delitti al Villaggio delle Mimose (capitolo II)

 

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-Che meraviglia...! Guarda come luccica...- esclamò Sibilla con voce squillante,ammirando la volta dell'edificio. Tante piccole stelle s'illuminavano ad intermittenza,cambiando colore continuamente:argento,rosso,ocra e verde smeraldo su uno sfondo blu notte. Sembrava proprio di essere sotto uin cielo stellato,certo un po' magico...

Clara sollevò lo sguardo,poi,con espressione di stupore,annuì.

-Quanta gente...un vero e proprio bagno di folla!-commentò -Ti aiuterà a non pensare...e distoglierai l'attenzione da tutti i tuoi problemi...-

Le due ragazze si guardavano intorno,esterrefatte. Un'innumerevole quantità di persone invadeva il nuovo centro commerciale "Il Paradiso",un serpentone umano si snodava dall'ingresso fino al caffè "Aster" poi,attraverso le scale mobili,per tutto il primo piano ed,ancora,per il secondo e il terzo. Sibilla e Clara riuscirono a farsi strada,seppur a fatica,sgomitando per riuscire ad avanzare di qualche centimetro. Era un pullulare di vetrine dagli articoli più eccentrici,luci psichedeliche,ballate celtiche e musica rock miste a voci. I visitatori indossavano abiti dalle fogge più strane e vivaci,muovendosi avanti e indietro senza una meta precisa:distinti signori in giacca e cravatta,giovani sportivi in tuta da ginnastica,donne in carriera con tailleur color ciclamino e verde salvia,signore dell'alta società con abiti da sera color nero,impreziositi da stole color oro a cappelli a falde larghe,adolescenti strette in sensuali vestitini strizza curve dai colori accesi e giovani donne,assetate di visibilità,con abiti stravaganti,borsette a forma di pesce o ancora e scarpe a pois fosforescenti.

Il serpentone umano si era ormai trasformato in un'onda tumultuosa e le due amiche, per evitare di essere travolte,si rifugiarono in un minuscolo sushi-bar situato tra il negozio di chincaglierie egiziane e la profumeria,una piccola oasi di tranquillità che,però,molto presto sarebbe stata invasa dalla folla che si accingeva ad occupare anche gli spazi più microscopici dell'edificio.

-Finalmente un po' di pace! Non ce la facevo più...-sussurrò Clara con un fil di voce e le braccia indolenzite a furia di farsi spazio e proseguì- Noooo, aiuto!!! Tra un po' arriveranno anche qui e ci travolgeranno...sù,andiamo via!- Così,a malincuore,abbandonarono il rifugio prima di ritrovarsi inscatolate come sardine e,procedendo lentamente,tra spintoni ricevuti e gomitate restituite,riuscirono ad infilarsi nella scalamobile e poi,su fino al primo piano dove approdarono davanti all' "Incantesimo d'Oriente".Era un grande locale dove si potevano gustare cibi e bevande caratteristici e,avvolti da musiche orientaleggianti,si poteva ammirare l'esibizione di giovani ragazze dagli occhi maliardi e la pelle olivastra che danzavano sinuosamente;un grazioso paravento a fisarmonica consentiva l'accesso ad un'altra sala con le pareti dipinte di paesaggi lussureggianti,laghi cristallini,affascinanti pagode e cieli rosa. Al centro della stanza,protetto da vetri lievemente azzurrati,troneggiava un immenso zampillo color arancia e infondo,sul lato sinistro,una teca,impreziosita da decorazioni giapponesi realizzate a mano,ospitava una suggestiva esposizione di oggetti locali:eleganti ventagli,raffinatissime porcellane e pittoresche bamboline in minuatura che indossavano lussuosi kimono.

-Clara...quello è libero...corriii!!- Sibilla riuscì a raggiungere un tavolino,soffiando il posto ad un anziano signore altissimo,robusto e panciuto,che si guardava intorno con aria spaesata. Al richiamo dell'amica,Clara si precipitò come una furia e,ancora incredula ma con espressione beata,si lasciò cadere pesantemente sulla sedia e diede ristoro a quei poveri piedi torturati dai tacchi di dodici centimetri.

-Ma sì,godiamoci la serata! Sibi,hai preso la decisione giusta...sai che tristezza a casa da sola...- e si avvicinò al buffet. -Uhm...che strano sapore questo thè verde...!- -Detersivo per piatti?- -Sì...come al solito!-Sentenziò Clara con tono rassicurante e,sollevando lo sguardo dal bicchiere,esclamò -Guarda quanti tipi interessanti!- e continuò,con occhi sognanti-Chissà,forse troveremo il nostro tipo ideale...Il bel principe azzurro col quale coronare il bel sogno...- -Ma dai,ritorna sulla terra!!- -Mamma mia...sei realista e obsoleta come una novantenne!! Un po' di romanticismo!!! ...E poi fa bene sognare ad occhi aperti ogni tanto!- -Sì,vabbè...tu sogni troppo spesso...e ad occhi spalancati!!- Ma,dopo quella momentanea divergenza d'opinioni(entrambe erano lunatiche a tal punto da cambiare totalmente idea nel giro di due minuti e sostenere pervicacemente l'argomentazione opposta) le due ragazze trovarono ben presto un punto di convergenza.

-Cavolo...siamo state proprio fortunate!- sospirò Sibilla con un sorriso liberatorio che,repentinamente,si trasformò in espressione corrugata alla vista del poveraccio al quale avevano sotratto il posto che,in preda alla disperazione,si massaggiava la gamba destra e farfugliava parole incomprensibili.